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mercoledì, marzo 21, 2007

Politici italiani e web 2.0: un rapporto tutto da costruire


MySpace il colosso del social networking controllato da Rupert Murdoch ha aperto il canale Impact, dedicato alla politica e in particolare ai candidati delle prossime presidenziali americane. Si tratta di una sezione specifica dove sono raccolti i profili di una decina di aspiranti alla nomination democratica e repubblicana, ognuno con i propri video, la vendita di gadget, la distribuzione di banner ai siti simpatizzanti. Manca – ma quelli di MySpace fanno sapere che arriverà – la possibilità di raccogliere fondi online. Nel frattempo i vari Obama, Clinton, McCain, Romney sperano di essere inclusi nella rete amicale del maggior numero di utenti, proprio come avviene per qualsiasi ragazzino che voglia intrecciare rapporti e amicizie sul sito di social networking. Quello di MySpace era in fondo un atto dovuto, dopo che anche Google aveva aperto, sul suo YouTube, un canale ad hoc – YouChoose - per i candidati 2008.

Insomma, i colossi del web – Google e MySpace in testa – vogliono presidiare con convinzione quel nuovo spazio mediatico che è la campagna elettorale online. E non sono gli unici. Brand Games, società newyorchese di advergames (videogame pubblicitari), vorrebbe proporre ai candidati dei giochi tematizzati, mentre Community Connect, una rete di social network di nicchia, indirizzati a precise comunità etniche o identitarie (BlackPlanet, MiGente, AsianAvenue, e GLEE, ovvero Gays, Lesbians and Everyone Else) invita i politici in corsa per le presidenziali a interloquire con i propri utenti.

Infine, c’è anche chi prende la “conversazione” web sul serio: lo fa il candidato democratico Dennis Kucinick, che ha deciso di replicare alle osservazioni-video di James Kotecky, un giovane commentatore presente su YouTube, con un altro video, dove tra le altre cose accoglie i consigli ricevuti (ad esempio, si fa riprendere più da vicino). E' la prima volta che un concorrente alle elezioni presidenziali risponde direttamente ai commenti di un utente attraverso YouTube. Ma per la politica americana è un periodo pieno di prime volte.

Fonte: VisionBlog.it

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venerdì, marzo 09, 2007

Ed ora il Video Curriculum

Ne parlo da qualche tempo con docenti e colleghi del Master in Televisione Digitale Interattiva, ma il mondo non aspetta, agisce velocemente soprattutto sulla rete. La lezione: "hai un'idea, non tutti intorno a te la valutano positivamente? se sei convinto, provaci sarà poi il pubblico globale a decretarne il giudizio finale". Ma bando alle recriminazioni, l'idea è valida e merita di essere pubblicizzata. I ragazzi potranno ora tradurre la loro voglia di partecipazione nella produzione di contenuti, per presentare e valorizzare loro stessi agli occhi di un futuro datore di lavoro.

“Prove libere di videocurriculum” è il titolo scelto per il concorso bandito dal Consorzio Universitario di Pordenone e Pnbox.tv per stimolare gli studenti universitari e i laureati ad affrontare il mercato del lavoro con strumenti innovativi, in particolare sperimentando le potenzialità offerte dall’Information and Communication Technology per presentare la propria candidatura.
I partecipanti dovranno produrre entro il 10 aprile 2007 un curriculum vitae in formato video (in lingua italiana, inglese, tedesca, francese o spagnola) della durata massima di 60 secondi che risponda ai criteri di efficacia comunicativa, originalità e sintesi. La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a laureandi e laureati di qualsiasi ateneo. Il Regolamento è consultabile in:
http://www.unipordenone.it/ e www.pnbox.tv.
Ulteriore documentazione è disponibile su http://www.videocurriculum.tv.

Fonte: Monster.it

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martedì, marzo 06, 2007

L'utente diventa regista e guadagna con i suoi video

Dall'esplodere del fenomeno del video sharing, esperti di marketing, pubblicità, contenuti e format video si interrogano su quali saranno i business model di domani, in grado di mettere a frutto la voglia di partecipazione e di protagonismo degli utenti.
Qualche esempio inizia a delinearsi all'orizzonte; forse siamo lontani dal poter formalizzare un modello ma degli spunti interessanti ci sono e meritano un po di attenzione.
Quattrocento dollari per ogni video "user generated" e duemila per filmati più eleborati. È l'offerta lanciata nei giorni scorsi da Break.com, uno dei tanti servizi di video sharing nati negli ultimi mesi.
Break presenta una piattaforma con funzionalità pressocchè simili a quelle di YouTube, ma sin dal suo sbarco in Rete ha adottato una politica di retribuzione per i contenuti più popolari. La regola per essere pagati è quella di caricare video originali ed essere poi pubblicati in home page. E le tariffe sono davvero allettanti: 400 euro per ogni video standard: acrobazie, trovate curiose, animali particolari, eventi sportivi, webcam, karaoke; 2.000 dollari per cortometraggi originali: cioè con una sceneggiatura, un regista, un cast di attori; 2000 dollari per filmati animati, anche in Flash; 25 dollari per ogni immagine; 50 dollari per le ragazze che postano la loro foto nella galleria "Girl of the day"; che diventano automaticamente 500 nel caso in cui si è scelte come "ragazza del giorno".


Non manca poi un caso italianissimo come quello di tuovideo.it, iniziativa imprenditoriale di Marco Camisani, che offre 10 euro per ogni video che si meriterà il diritto di essere pubblicato sulla homepage.

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