
Dall'esplodere del fenomeno del video sharing, esperti di marketing, pubblicità, contenuti e format video si interrogano su quali saranno i business model di domani, in grado di
mettere a frutto la voglia di partecipazione e di protagonismo degli utenti.
Qualche esempio inizia a delinearsi all'orizzonte; forse siamo lontani dal poter formalizzare un modello ma degli spunti interessanti ci sono e meritano un po di attenzione.
Quattrocento dollari per ogni video "user generated" e duemila per filmati più eleborati. È l'offerta lanciata nei giorni scorsi da
Break.com, uno dei tanti servizi di video sharing nati negli ultimi mesi.
Break presenta una piattaforma con funzionalità pressocchè simili a quelle di YouTube, ma sin dal suo sbarco in Rete ha adottato una politica di retribuzione per i contenuti più popolari. La regola per essere pagati è quella di caricare video originali ed essere poi pubblicati in home page. E le tariffe sono davvero allettanti: 400 euro per ogni video standard: acrobazie, trovate curiose, animali particolari, eventi sportivi, webcam, karaoke; 2.000 dollari per cortometraggi originali: cioè con una sceneggiatura, un regista, un cast di attori; 2000 dollari per filmati animati, anche in Flash; 25 dollari per ogni immagine; 50 dollari per le ragazze che postano la loro foto nella galleria "Girl of the day"; che diventano automaticamente 500 nel caso in cui si è scelte come "ragazza del giorno".

Non manca poi un caso italianissimo come quello di
tuovideo.it, iniziativa imprenditoriale di Marco Camisani, che offre 10 euro per ogni video che si meriterà il diritto di essere pubblicato sulla homepage.
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